S T E F A N O C A R A N T I N I
  • benvenuti
    • Prologo
    • In principio era un mare
    • E' sempre questione di equilibrio?
    • La soggettiva bellezza dell'arte
    • La mappa non è il territorio
  • chi sono
    • Note di bio
    • Il mio manifesto
    • Casualità del colore vs intenzionalità della forma
    • Dove mi trovate
    • Esposizioni
    • News | eventi
  • portfolio
    • Prima Dimensione
    • Revisione Pop '22
    • Ritratti
    • Urban Sketches
    • Frammenti di grafica urbana
    • Variazioni digitali
  • blog_storie d'arte
    • #1_E se Raffaello avesse vissuto a Parigi nei primi del '900?
  • poesie
  • contatti
  • welcome
    • Prologue
    • At the beginning it was a sea
    • Is it always a question of balance?
    • The subjective beauty of art
  • who I am
    • Bio notes
    • My artist statement
    • Where to find me
    • Exhibitions
    • News | events
  • portfolio
    • First dimension
    • Pop Revision '22
    • Portraits
    • Urban Sketches
    • Fragments of urban graphics
    • Digital variations
  • blog_art stories
  • poems
  • contacts
Di certo ognuno di noi elabora ed interpreta la realtà attraverso i propri canali rappresentazionali, gli apparati sensoriali, e le proprie credenze creando personali modelli cognitivi.
Ognuno di noi si è, quindi, creato la propria realtà ed il conseguente modo di interagire con essa.
Durante la mia permanenza negli Emirati Arabi ho imparato a guardare la realtà da una prospettiva diversa cercando di calarmi in una dimensione per me assolutamente nuova.
Il concetto di arte, ad esempio, ed il relativo approccio, a quelle latitudini, divergono sostanzialmente dai nostri. Non in meglio o in peggio, semplicemente sono diversi.
La loro percezione è ovviamente frutto di cultura e caratteristiche personali distinte. L’arte astratta non fa parte del loro vissuto, della loro esperienza, della loro mappa personale pertanto risulta molto difficile da trasmettere e comunicare.
Nel dicembre 2015 entrai in contatto con il titolare di un ristorante italiano, appassionato d'arte ed intenzionato a portare un pò di creatività all”interno del suo locale. Esposizioni di quadri e performance di live painting.
Il progetto per lui rappresentava una sfida, un tentativo di ricreare un’atmosfera ed un setting culturale in un contesto, comunque, commerciale.
​Ogni fine settimana mi recavo, quindi, nel suo ristorante a Downtown per una sessione di pittura dal vivo. Il locale era frequentato quasi eslusivamente da emiratini.
Le mie tele astratte non suscitavano la minima reazione, neppure negativa. Totale indifferenza. La sensazione era quella di essere completamente invisibile o almeno trasparente.
Questo accadde per tre fine settimana consecutivi. A quel punto decisi di tentare un esperimento antropologico/sociale: proporre, alla mia maniera, qualcosa a loro conosciuto, il Burj Al Arab (per capirsi la Vela, l’albergo 7 stelle).
Fu un successo. Le persone che passavano si fermavano e, con grande compiacimento, pronunciavano il nome di quell’edificio così noto e familiare.
Ero finalmente riuscito ad entrare nella loro mappa e a comunicare attraverso un linguaggio comune riconosciuto (a titolo di cronaca poi quel dipinto subì una radicale trasformazione, immagine a lato, per cui non rimase nulla della versione originale).   
Powered by Create your own unique website with customizable templates.